mercoledì 20 febbraio 2013

Vini | Bourgogne Chardonnay 2010 di François Mikulski

Sono di nuovo qui a spendere qualche parola per un altro vino: Bourgogne Chardonnay 2010 di François Mikulski
Durante le mie piacevoli passeggiatine veneziane, è una tappa fissa l'osteria Ai Rusteghi a Rialto: questa volta sono passata per un aperitivo serale e mi è stato versato un vino bianco, non troppo carico ma piacevolmente dorato e luminescente.

All’olfatto sono rimasta spiazzata perché ho sentito dei freschi sentori di fiori bianchi e di frutta agrumata, ma non acida o aspra: un netto profumo di pompelmo rosa mi ha colpita e mi ha spinta a rituffare il naso dentro al calice.
Il mio oste di fiducia mi aveva gentilmente proposto un Bourgogne Chardonnay 2010 di François Mikulski. Proveniente dalla zona di Mersault, non ho trovato quella usuale spalla burrosa che questo terroir conferisce (anche perché si tratta di un vino giovane) e nonostante un passaggio, seppur breve, in botti di rovere, il vino è schietto, vivace e diretto, si racconta chiaramente, aroma dopo aroma. È un bicchiere essenziale, salta al naso anche la freschezza della menta e una leggera nota di lavanda; la salinità finale lascia la bocca molto pulita e pronta per un altro sorso!

Bisogna soffermarsi sul fatto che questa bottiglia è “solamente” una appellation! Dunque immagino che, se queste sono le premesse, i Crus di questo produttore siano davvero interessanti e degni di attenzione. Oltre a tutte le descrizioni che una sommelier come me può stilare a proposito di un vino, ricordiamoci che un vino buono è un vino che si fa bere volentieri!

Cecilia Sitran @VinoeCeci

lunedì 18 febbraio 2013

Birre | Orval

Orval
Quando si parla di Orval basta il nome per dire tutto. Birra trappista, birra belga prodotta nel monastero de Notre-Dame d'Orval dove storia e leggenda intrecciatesi hanno dato origine al celebre marchio di questa birra ad alta fermentazione.
Dal colore aranciato con riflessi ambra, versata nel bicchiere regala una generosa schiuma, mediamente fitta e adeguatamente persistente.
Ci può riconoscere la mano dei cistercensi, lo stile belga, gli aromi delle trappiste, ma alla fine la Orval sa dissociarsi da luoghi comuni e convenzioni per distinguersi come birra a sé.

Tra gli aromi agrumati classici di altre trappiste ci puoi trovare anche della lieve albicocca sino ad arrivare a chiodi di garofano. In bocca è secca ma ciò che più rimane impresso e l'amarotico del sorso che giunge sino al termine con un finale discretamente lungo dove ritorna altezzoso il suo piacevole aroma luppolato.

Daniele Spezzamonte @lelespezza

venerdì 8 febbraio 2013

Birre | Pietra Brasserie Pietra

Pietra
Restiamo in Francia ma per parlare di birra. E se l'abbondanza di vigneti non fa trovar spazio all'arte brassicola in continente, allora spostiamoci nell'isola corsa per parlare di questa Birra Pietra.

La Birra Pietra dal colore rosso aranciato è limpida e trasparente. Bollicine fini che salgono lente verso la superficie a formare un cappello di schiuma non eccessivamente persistente.
Lievi aromi di panificazione, nocciola ancora verde dato probabilmente dal luppolo. Poi aromi che ricordano la legna bruciata. Richiami di castagne. Non troppo marcati anche per il fatto che qui la farina di castagne viene utilizzata nella produzione ma non con scopi aromatici. A beneficiarne così è il corpo. Nel complesso un panorama  aromatico non complicato ma pulito, davo forse ci si potrebbe aspettare qualcosa di più dall'intensità.

In bocca fresca, diversa da quello che ci si può aspettare. Il corpo - non eccessivo - è dato da una pastosità che assieme al lieve maltato accompagna l'amarotico finale.
Birra che coniuga il carattere più casereccio di una rossa e la semplicità di una lager facendo tra questi a tratti emergere la sua personalità.
Bel compromesso. Sa avesse saputo troppo da castagne avremmo detto che sarebbe una birra falsata, costruita e poco naturale. Se avesse saputo troppo poco da castagne l'avremmo colpevolizzata di esser solo una trovata pubblicitaria o comunque priva di carattere.

L'abbinamento con i dolci seppure le castagne utilizzate per produrle non ce lo vedrei. Prendetela come una birra settembrina, dove l'estate che se ne va lascia spazio ai colori più autunnali e agli aromi più rustici ben richiamati da questa Birra Pietra.

mercoledì 6 febbraio 2013

Vini | Domaine de Donadille Lycée Agricole Marie Durand Viognier 2008


Domaine de Donadille Lycée Agricole Marie Durand Viognier
Di Cecilia Sitran

Ho avuto l'occasione di visitare il Lycée agricole Marie Durand nel 2010, situato a pochi kilometri dalla cittadina di origine romana Nimes, nell'ambito di un Master organizzato dalla Comunità Europea. La logica delle scuole professionali francesi che avvicinino i giovani all'agricoltura pone i ragazzi nella possibilità di sperimentare fin da subito, in "campo", le conoscenze teoriche apprese sui banchi.
I docenti di questa scuola si occupano degli allievi sempre, con attività che si svolgono durante l'intero anno didattico: si va dunque dalla coltivazione della vite e dell'uliveto, alla cura delle varie fasi vegetative, alla studio di nuovi sesti d'impianto, fino alla vendita dei prodotti che sono dunque interamente frutto delle capacità degli studenti.

La cantina del Lycée agricole Marie Durand è provvista di autoclavi in inox e una piccola barricaia: è all'interno di questi ambienti che si formano ogni anno i nuovi viticoltori, in una regione della Francia conosciuta, fino a non molto tempo fa, come area di poco pregio, in cui la quantità andava a discapito della qualità.
Vengono coltivati 16 vitigni, tutti originari della parte meridionale della Francia, come il Carignano ed il Vermentino (spesso se ne trovano ottime espressioni in Sardegna); Syrah e Grenache sono i maggiormente rappresentati ed infine Mourvèdre, Merlot, Chardonnay.

Il vino su cui mi sono soffermata è un Viognier in purezza del 2008, ottenuto da un'agricoltura che si sta completamente votando al biologico e maturato in autoclave. Si presenta con spiccati riflessi dorati (quando il vino è più giovane sono presenti invece degli intensi riflessi verdognoli). Al naso c'è un immediato richiamo alla frutta, soprattutto una pesca evoluta ma anche mandarino e pompelmo e qualche nota di esotico. In bocca invece si nota subito una nota fresca controbilanciata da qualche spezia, come ad esempio il pepe bianco, e non mancano dei sentori di erbe provenzali che caratterizzano l'area mediterranea. Molto piacevole il finale lungo e ammandorlato. 
Domaine de Donadille Lycée Agricole Marie Durand Viognier
La capacità d'invecchiamento di questo Viognier è di circa 5 anni; è abbinato per regionalità con capesante gratinate e con la tipica brandade, un piatto simile al nostro baccalà mantecato, con aggiunta di panna e aglio. Viene utilizzato anche come aperitivo nonostante la nota alcolica considerevole che pare tuttavia molto equilibrata grazie ad un bouquet elegante e fine.

Sono rimasta piacevolmente stupita dalla meticolosità e della serietà di lavoro dei ragazzi della scuola e, conseguentemente, dai risultati finali.  
Il mio personale pensiero su tale vino è che a fianco dei grandi e tanto blasonati nomi della cultura enologica francese, ci sono proposte che, a mio modesto parere, meritano attenzione e, perchè no, un buon calice così non dovrebbe mancare sulle nostre tavole!
à la santé

Cecilia Sitran

sabato 2 febbraio 2013

Birre | Stili della birra [infografica]

Varieties of Beer
Vi siete mai chiesti quanti siano gli stili della Birra? Davvero tanti. Alcuni si assomigliano, altri danno vita a birre introvabili altri ancora sono poco significativi. Provarli tutti è una fortuna, conoscerli un optional.
Vi rimando a questo link per farvi un'idea del panorama degli stili della Birra.

Vini | Porto Tawny 20 anni Graham's


Graham' Porto Tawny
Il vino da caminetto di oggi é questo Porto Graham's. Un ottimo prodotto nel panorama dei vini porto. Non si può chiedere molto di più ad un fortificato. Qui c'è tutto o quasi, a partire dagli aromi: liquirizia, china, tabacco, cioccolato, piante aromatiche e balsamiche. Insomma, uno spettacolo!

Sin da subito è generoso e potente e una volta in bocca la riempie con la sua verve tutta aromatica che bilancia l'altra parte della sua personalità: il carattere caldo, felpato e seducente dove alcol e residuo zuccherino fanno dimenticare l'uggiosità di certe giornate.
Live l'acidità e la tannicità ma in un vino così poco servono.
Finale pulito in cui si apprezzano ancora gli aromi balsamici e comunque lungo.
Porto tawny estremamente comunicativo, uno di quei vini che ti parlano, e da raccontare ne ha parecchio.
Assolutamente da provare col cioccolato e una buona compagnia o un bel libro. Provato questo, il porto Sandeman sarà un vino dal quale scappare.