mercoledì 12 dicembre 2012

Vini | Ben Ryé Passito di Pantelleria 2008 Donnafugata

Ben Ryé 2008 - Donnafugata
She's not a girl who misses much... non è una ragazza che sbaglia spesso il bersaglio, così recitava in apertura una canzone dei Beatles (Happines). E così dev'esser per questa Donnafugata se si considera la verticale che ormai quasi abitualmente fa registrare punteggi superiori ai 90 punti. Che donna!!

Recentemente mi è capitato di provare questo Ben Ryé 2008 (vi risparmio di cercarne il significato in internet, vuol dire figlio del vento) del 2008 ed è stato qualcosa di molto... coinvolgente. È stato come sentirsi un bambino in un parco divertimenti: la cognizione del tempo ti sfugge, giostre facilmente riconoscibili ti scorrono a due centimetri dal naso mentre lo sbarluccichio delle luci negli occhi ti dice che la vita dovrebbe essere solo questo.
Facile indugiare su questo vino. Gli aromi ti si presentano ben identificabili e pulitissimi mentre pensi che non vorresti bere altro.

Versato veste il bicchiere di un color ambra carico, pur rimanendo limpido ed elegante.
Denso e deciso: poco più di un giro nel bicchiere e si è già fermato.
Non ha bisogno di tanta aria per aprirsi. Subito appare ampio, ricco ed intenso al naso e ti trascina in giro per l'isola di Pantelleria in una giornata assolata di fine estate con aromi di confettura d'arance e di albicocca, fiori d'arancio, resina, frutta passita, frutta candita e miele da fiori bianchi.

In bocca non è per niente stucchevole ma mantiene la vena dal carattere meridionale data da una leggera macchia mediterranea che accompagna la sapidità data dai venti marini che soffiano sull'isola. 203 (ho detto duecentoetre) grammi di zucchero residuo per litro dichiarati dal produttore che se non fossero supportati da una corretta acidità lo renderebbero imbevibile e l'aroma della marmellata che esce dalla brioche calda si tramuterebbe nel ricordo di un qualche sciroppo per la tosse. 
Fresco e sapido, e se vogliamo anche leggermente rugoso ai denti e alle gengive. Che carattere!

Un vino più da mangiarsi che da bersi tanto è denso ed intenso, pieno e fiero, generoso e setoso.
Struttura elevata, data anche dagli zuccheri.

Dietro ad un qualità del genere deve per forza esserci altrettanta qualità nelle operazioni di vinificazione e gestione del vigneto. Due parole è il caso di spenderle o meglio di riportarle secondo ciò che afferma il produttore:
vigne di moscato d'Alessandria coltivate ad alberello e recintate da mura per proteggerle dai venti dell'isola di Pantelleria. Resa 40 ql/ha!!
Passaggio interessante: alla fermentazione viene aggiunta uva passa sgrappolata  a mano, operazione che richiede anche qualche settimana.
Tra i 93 e i 95 punti dichiarati dalle più autorevoli guide, 5 grappoli, tra i migliori 100 vini d'Italia e via dicendo... tutti gioielli che rendono ancor più elegante questa donna.

Daniele Spezzamonte @lelespezza

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