venerdì 30 novembre 2012

Vini | Montepulciano d'Abruzzo 2010 Doc Masciarelli


Che il trebbiano Marina Cvetic di Masciarelli fosse qualcosa di favoloso lo si sapeva, ma con la gamma di vini più bassa da cui proviene questo Montepulciano d'Abruzzo come si comporta il produttore e che vini ne abbiamo? Direi davvero non male in ogni caso....

Colore non carico. Quello di un vino giovane per intenderci. Al naso c'è intensità ma non è troppo complesso. Spezie non potenti ma presenti. In bocca a parte l'astringenza non rimane molto ma il tannino è bello delicato nonostante la giovinezza. Insomma, poche cose ma tutte ben messe al giusto posto.

Un vino onestissimo pur non essendo docg. Il prezzo poi è quello di un vino da tutto pasto, ma le sensazioni che regala vanno ben oltre questa etichetta.

mercoledì 28 novembre 2012

Vini | Tralivio Sartarelli – Verdicchio dei castelli di Jesi Classico Superiore 2010

Tralivio Sartarelli Verdicchio dei castelli di Jesi 
Abbandonata la classica bottiglia ad anfora il trebbiano si spoglia dei luoghi comuni che lo volevano come un vitigno povero, poco espressivo e piatto. Il Tralivio Sartarelli se ne esce dalla bottiglia presentandosi cortesemente prima con un mazzo di fiori e poi invitandoti ad un banchetto di frutta a polpa bianca e candita dove ti rivela quale signore è con note di idrocarburi, quel leggero sentore di catrame che fa parlare i grandi vini bianchi francesi.

Alcolico, ma senza mancare di freschezza. Sapido ma estremamente equilibrato. Ha il suo corpo ma senza risultare volgare. Anzi, elegante come una sposa dove il lungo velo è rappresentato dal finale che tarda ad arrivare. Persistente.

Al naso apre la sua complessità con note di cedro candito, gelsomino, pesca, nota idrocarburica, tutto schietto e tutto fine.

Birre | Chimay Blu

Chimay Blu
Chimay Blu. Altra birra proveniente dal monastero di Chimay. Per molti considerato tra i birifici trappisti il più attivo dal punto di vista commerciale (e i dati sulla produzione e vendita lo confermano). Tuttavia per gli amanti dello stile la Chimay Blu (o Bleue) rimane il cavallo da battaglia tra la famiglia di questa birra belga mentre per me, a cui invece lo stile non è tra i preferiti (e lo dico rischiando di essere lapidato da chi vede nella trappiste il non plus ultra del panorama brassicolo) la Chimay Blu rimane una birra interessante, considerato anche il tipo di prodotto che si può ottenere con un prezzo contenuto e una facile reperibilità tra le birre in vendita.

Versare una Chimay Blu è particolarmente gratificante: il bicchiere si riveste di un cappello di schiuma spumosa e compatta.  Per chi ama le etichette può catalogarla sotto la dicitura Belgian Strong Ale e aggiungerci tutti gli aggettivi del caso... brown, trappist.... Per chi invece la birra la ama per quella che è e non per quello che dice di essere diremo che, il naso è discretamente ampio ed intenso. La complessità degli aromi spazia dalle classiche note speziate e maltate al cioccolato. Nei vari commenti che potete leggere nella rete nessuno menziona la liquirizia. Eppure io la sento, mi sembra ben percepibile ed accompagna tutto il sorso.
Qui i luppoli usati dovrebbero essere l'Hallertau e il Columbus.

I 9 gradi d'alcol sono ben supportati dal corpo e insieme non appesantiscono la beva che rimane snella e dinamica, complice una leggera frizzantezza.

Il finale è apprezzabilmente lungo e decisamente più secco della sorella Chimay rossa.

lunedì 26 novembre 2012

Vini | Sfursat di Valtellina 2007 Docg - Rainoldi

Sfursat di Valtellina - Rainoldi
C'è da commuoversi se si pensa ai risultati che il sudore dei viticoltori dediti alla viticultura eroica valtellinese può portare!
A me è capitato di pensarlo prendere per mano questo Sfursat di Valtellina Rainoldi e lasciandomi trasportare lungo il viaggio attraverso il quale voleva portarmi. Ed è stato bellissimo. C'ho visto pendii di alta montagna adornati con eleganti filari di nebbiolo, pareti baciate dal sole, la fatica dei viticoltori, la paura degli stessi per un'annata sfavorevole e il bilancio familiare che non torna. E ancora, pioggia e nuvole basse, i complimenti per un vino apprezzato dalla critica internazionale e il contatto rispettoso dell'uomo con la natura.

Tornato a discorsi più pratici, il vino in questione veste il bicchiere di un bel rosso rubino, bello anche se di un intensità un po' scarica, ma di Nebbiolo stiamo parlando, anzi Chiavennasca, per i puristi.

Profuma di fichi e datteri caramellati, prugna e viola.
Lascia la bocca piacevolmente asciutta come solo un vitigno che non deve chiedere, mai, come il Nebbiolo sa fare!

E' impostato su di una veste ancora un po' spigolosa, ancora un po' tannico, ma il tempo lo renderà migliore.

Birre | Rochefort 8

Rochefort 8
Rochefort 8, ancora Belgio, ancora un'arci nota tra le birre trappiste. Quella in questione viene prodotta presso l'abbazia di Notre-Dame de Saint-Remy a Rochefort e come tutte le trappiste deve rispettare le tre regole (produzione almeno supervisionata dai monaci, introiti per sostentamento o scopi caritatevoli e produzione all'interno dell'abbazia) per ottenere l'esagono di certificazione trappista.

Versata nel bicchiere sale con una spuma mediamente fine e compatta che persiste grazie anche all'impiego dei fiocchi di mais e subito fa emergere le note del caramello. Infilandoci il naso potrete anche sentire note resinose, la frutta secca e persino una lieve nota agrumata, che a me a dire il vero è scappata... In bocca rivela il suo calore pur presentandosi austera e diplomatica, senza sbilanciarsi tra il dolce e l'amaro – ma trovando il giusto equilibrio – inizia il giro sulla ruota dei sapori partendo da note dolci e maltate (date anche dall'utilizzo dello zucchero candito) e terminando all'amarotico speziato.

Qua subentrano i gusti soggettivi ma personalmente penso, al di là del gusto e della tipologia (non proprio la mia preferita) che quello della Rochefort è un bel bere. Controtendenza rispetto le mode giovanili. E non potrebbe essere altrimenti se abbiamo davanti una birra considerata da molti come da meditazione. Buona dopo pasto davanti al caminetto come a tavola con i piatti della tradizione belga e gli immancabili formaggi a pasta medio molle.

Ma di che pasta è fatta la Rochefort 8? Tra gli internauti dediti all'arte dell'home brewing – circolo nel quale le birre belghe trappiste vantano innumerevoli tentativi d'imitazione – girano ricette in cui come principali malti figurano il pilsner, il caramel e il roast (in misura variabile), tra i luppoli tutti d'accordo per lo Styrian golding e l'Hallertau e come elementi aggiuntivi il coriandolo, lo zucchero candito e i fiocchi di mais per la schiuma. I lieviti? Il Belgian Abbey naturalmente!! Ma perché non rinvigorire quelli della Rochefort appena scolata?


sabato 24 novembre 2012

Birre | Chimay Rouge

Chimay Rouge

Cos'altro dire su questa birra trappista prodotta nel monastero di Notre Dame de Scourmont a Chimay, poco lontano dal confine con la Francia? Molto è già stato detto, pareri contrastanti si sono scontrati e appassionati si sono confrontati. Pertanto queste poche righe dovrebbero esser valide per chi la Chimay Rouge – nota come Premier – non la conosce.

Beh, partiamo col dire che Rouge non sta per rossa e tale nome deriva solo da una questione d'etichetta. È piuttosto una brown ale (anche se il titolo è troppo generico) dal colore marrone ramato che riempie il bicchiere con un bel cappello schiumoso e facendo emergere note di albicocca, caramello, un leggero vinoso, frutta secca e l'immancabile aroma dato dal connubio tra lievito e malto.
In bocca si percepisce la nota morbida data dal malto che ben bilancia l'amaro finale verso cui il sorso ti trasporta e che contribuisce a dare freschezza.
Diciamolo pure, rischiando magari di tirarsi dietro le critiche di chi vede nello stile trappista qualcosa di intoccabile (anche se quello trappista uno stile non è): lo stile in questione o piace o lascia una leggera incomprensione. Senz'altro delude chi non la conosce e si aspettava qualcosa di più beverino. A quest'ultimi consiglio di cominciare a farsi piacere il genere se vorranno proseguire con Rochefort e compagne...
Personalmente penso che se ne possano trovare di più complesse, più interessanti e perché no, più persistenti con un finale ben più lungo di quello della Chimay Premier.
Forse la più commercializzata e facile da reperire tra le birre trappista, tuttavia rimane una birra piacevole dal buon rapporto qualità/prezzo, interessante anche con piatti a base di formaggi a pasta medio molle.

sabato 17 novembre 2012

Birre | Fuller's London Pride

Fuller's London Pride
Fuller's London Pride, una birra che se avete intenzione di recarvi oltremanica, non potete non inserire nella vostra lista di birra da testare. Non tanto per il suo valore – presunto o reale – quanto per ciò che rappresenta, la classica Bitter Ale Inglese, birra ad alta fermentazione con un finale amaricante.

La variante in esame è quella in bottiglia che con una certa facilità si riesce a trovare anche nella grande distribuzione.
Il colore è ambrato e veste il bicchiere con una bella schiuma... schiumosa, abbondante e mediamente persistente, non troppo fitta, non spumosa appunto, ma schiumosa! 

Al naso si percepiscono le classiche note della tostatura, il caramello, una mela molto matura, note erbacee e un leggero agrumato. 
In bocca la beva è facile e mediamente vivace grazie ad una moderata frizzantezza che nella versione servita al banco, pompata dai barili non troverete.

I luppoli impiegati? fuggle? challenger? con esattezza non saprei indicarli ma probabilmente sono questi, utilizzati per l'amaro e l'aroma in molte altre bitter ale.

Finale amarognolo, è una bitter! quindi attenzione alla temperatura di servizio (il freddo accentua l'amaro). Un bel bere in fondo, economico e piacevole.



venerdì 16 novembre 2012

Vini | Torengo Colli Berici Tocai Rosso 2008 - Le Pignole


Torengo - Le Pignole
Torengo - Le Pignole
Torengo 2008 Le Pignole, vino rosso rubino intenso ottenuto da uve di Tocai Rosso, altrimenti conosciuto come Grenache. Già l'etichetta in sé rispecchia perfettamente il vino che andremo a bere: elegante, rustico e signorile allo stesso tempo. 

Il panorama degli aromi è ampio e ben composto: si riconoscono un lieve floreale, violette, frutta rossa polposa e vivace, e un elegante speziato. Legno di secondo passaggio, senza voler sovrastare la naturalezza dell'uva. Al palato, oltre ad una buona struttura che lo rende ben persistente e avvolgente si percepisce una certa vivacità e freschezza, lievemente ferroso, muscoli e acciaio.

Libri | Il Riposo della Polpetta - Massimo Montanari


il riposo della polpetta
Massimo Montanari - Il riposo della polpetta
Il Riposo della Polpetta è il tempo in cui lasciamo che gli ingredienti amalgamati per formare la polpetta, appunto, riposino insieme al fine di produrre tutti assieme un nuovo sapore.
Un po' quello che succede alla nostra mente quando elaboriamo le idee: tanti ingredienti che si mettono assieme per poi produrre pensieri nuovi. Questa è la filosofia con cui Massimo Montanari (docente di Storia Medioevale e Storia dell'Alimentazione all'Università di Bologna) ha raccolto in un libro edito nel 2009 un centinaio di articoli tratti dal mensile Consumatore – rivista di Coop Adriatica – e le pagine domenicale de La Repubblica.

Un libro che si pone l'obiettivo di rispolverare le pratiche di cucina e di metterle sotto il riflettore per riconsiderarle come «un decisivo tassello del patrimonio culturale di una società».
Attraverso questa rivalutazione Massimo Montanari ci porta in giro per i sapori, profumi e tradizioni del nostro Bel Paese culinario interrogandoci con domande del genere: perché nella zona emiliana la pasta viene ripiena con la carne mentre in quella romagnola si predilige il formaggio? oppure, perché con il melone si è soliti accompagnare il prosciutto crudo?

Non svelerò tutte le risposte ma solo per mettervi un po' d'appetito vi anticiperò che molte soluzioni ai quesiti sono da ricercarsi nella storia, così si potrà scoprire che l'Emilia, essendo stata zona di dominio barbaro ha subito anche l'influenza nella pratiche d'allevamento di questi popoli che prediligevano il maiale rispetto alla pecora, utilizzata in prevalenza per il latte. Mentre nella Romania (ovvero terra dei romani), la pastorizia prediligeva le specie ovine. Ecco spiegata la natura del ripieno in cappelletti e tortellini in Emilia Romagna!

Leggendo il libro non troverete una narrazione continua ma molti piccoli articoli o racconti che lasciano al lettore un enunciato: «la cucina può essere assunta come metafora della vita – a meno che non ammettiamo che la vita stessa sia metafora della cucina».

giovedì 15 novembre 2012

OpusUan (titolo che sarcasticamente fa il verso al noto vino Opus One) nasce così... senza tante pretese, senza grossi obiettivi, senza per forza voler dimostrare qualcosa che non è.
Nasce semplicemente dalle emozioni e dal divertimento che un calice di vino può regalare.
Nasce dal desiderio di far tesoro e ricordare quanto appreso mediante il corso per sommelier Fisar.
Nasce dalla necessità di preservare la qualità che il patrimonio gastronomico del nostro belpaese conserva. Nasce con l'unico obiettivo di condividere e confrontarsi al fine di apprendere. E soprattutto nasce con la volontà di non prendersi troppo sul serio.

Forse su questo blog non si potrà leggere di vini che vanno bevuti in ginocchio e a capo scoperto, per dirla nel modo in cui Dumas si riferì ad un famoso vino della Borgogna. Ma qualsiasi vino si prenderà in considerazione lo si farà ricordandosi che, quando fatto bene, il vino è poesia in bottiglia (R. L. Stevenson). E con ciò mi riferisco ai filari di fuoco che scorrono sulle colline in autunno, all'eleganza delle botti ben disposte in cantina, al concerto degli insetti nel vigneto in estate, ma anche al coraggio del produttore che decide per la bassa resa, al rispetto per la natura, e alla capacità del vino di riunire uomini e pensieri.

Quindi con la passione per l'enologia e la curiosità per la comunicazione ho deciso di raccogliere queste poche righe per vedere quale potesse essere il risultato e come già detto, far memoria di quanto degustato condividendolo con chi possiede lo stesso interesse per questo mondo.
A questi in particolare mi rivolgo, accettando ogni loro parere, vedendo in esso l'occasione per apprendere.

Quanto a me invece, sono laureato in Comunicazione presso l'Università degli Studi di Padova, frequento i corsi Fisar presso la delegazione di Venezia e sono in possesso dell'attestato di primo livello. Lavoro nell'ambito editoriale.

Daniele